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“AMORIS LAETITIA” DIECI ANNI DOPO
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“AMORIS LAETITIA” DIECI ANNI DOPO

10 Ottobre 2026

E’ un documento che ho letto è riletto molte volte e che mi ha illuminato in questi dieci anni. Sono felice che il Santo Padre Papa Leone abbia avviato un percorso di riflessione su come vanno le cose, e di revisione su alcuni punti che vanno sicuramente rivisti e corretti.

Leggo commenti soprattutto su siti cattolici, alcuni molto tradizionalisti e forse troppo, altri molto progressisti e forse troppo, e spesso ho l’impressione che ognuno sia su una sua barca a remare con un remo soltanto, con un unico risultato: girare su se stessi senza arrivare a nulla.

Personalmente, mi fido del Santo Padre e di quello che sta avviando e di come lo sta avviando. Se sceglie una strada piuttosto che un’altra, non lo fa certamente per pregiudizio o a ragione non veduta. Spesso posso trovarmi in accordo o in disaccordo, e mi è capitato; ma in me prevale sempre la fiducia che lui, come Papa, abbia una visione certamente più ampia della nostra. E sono certissimo che lui abbia un dono di Grazia che lo assiste nel suo ministero, che è affidato da Gesù a lui, e non a noi.

Come credenti siamo chiamati a portare la nostra parte, sempre insieme al Santo Padre e sempre in comunione. Spero che nelle riflessioni che vengono fatte, entri anche la difficoltà a coniugare i principi di fede con le situazioni reali spesso così intricate, piene di sofferenza, di nodi da sciogliere.

Prego che venga concretamente dato spazio alle situazioni difficili delle coppie che si separano, o che subiscono una separazione. Che la Chiesa si dimostri accogliente e comunque in ricerca di una Verità che possa essere vissuta da tutti, nessuno escluso.

Sarebbe bello che laici, credenti e anche non credenti, potessero portare la loro testimonianza. Testimonianza di vita stupenda, testimonianza di difficoltà, dolori, preoccupazioni. Testimonianza da parte delle donne, testimonianza anche da parte degli uomini, perchè ci sono entrambi a soffrire di tante cose. Chiedersi cosa può fare la Chiesa per le famiglie. Chiedersi in cosa manchiamo, nel non trasmettere la bellezza stupenda del Sacramento del Matrimonio. Quanto è considerata sacra la dimensione Matrimoniale.

E soprattutto.

E soprattutto, in questo come anche in altro, bisognerebbe avere il coraggio tutti di non guardare soltanto dentro alla Chiesa per chiederci se sta sbagliando. Ma guardare anche al di fuori, a cosa succede attorno a noi. Che cosa suscita, per esempio, nei giovani l’indecisione di fare scelte “per sempre”, di donare la propria vita con scelte definitive. Cosa ci rende insicuri e deboli nell’affrontare le difficoltà della vita, o nell’accettare il cambiamento dell’altro. Cosa porta le coppie a dover essere genitori, quasi dimenticando di essere coniugi, con ritmi di vita che impediscono spesso di trovare tempo insieme. Cosa ci fa credere troppo facilmente che la soluzione non sia riparare quello che si è rotto, ma sostituirlo. Come fare ad affrontare rotture di relazioni, quando queste rotture sono irrimediabili. Cosa ci porta a volere tutto, subito e facilmente; e quindi a sentirci insoddisfatti quando non riusciamo ad averlo. Cosa abbassa in noi il livello di sopportazione della fatica. Cosa ci porta a pensare che tutto ciò che è possibile, diventa per questo automaticamente lecito. Cosa ci porta a vivere dell’immediato, e non a saper guardare lontano.

Quanto tutto questo e molto altro incide nelle scelte di ogni giorno, delle nostre vite, delle nostre famiglie.

A queste riflessioni serve il contributo di tutti, nessuno escluso. Perchè non è vero che chi non vive il Matrimonio, non sappia di cosa si stia parlando. Se fosse vero questo criterio, chi non vive il Sacerdozio non saprebbe aiutare noi preti. Chi non è tossicodipendente, non potrebbe capire chi vive questo dramma. E così via. Ma non è così.

Solo insieme, e solo fidandoci della guida del Santo Padre e camminando con lui, si può andare avanti cercando la strada di Dio. Insieme, ognuno con la nostra parte.