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CENTOCINQUANTATRE
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CENTOCINQUANTATRE

4 Luglio 2026

Un mese fa partecipavo ad una riunione di giovani. Si parlava di fede, di appartenenza alla Chiesa. Si parlava di come sentirsi Chiesa se, come credenti, si è divorziati e separati, omosessuali, conviventi. Guardandosi tra di loro, dicevano che se i criteri fossero questi applicati rigidamente… Uno di loro disse: “Dovremmo chiudere il nostro gruppo e andarcene tutti a casa”. Ed è così?

Quando Pietro fa la pesca miracolosa, la sera di Pasqua, nella rete trova 153 pesci. Un numero preciso, simbolico; a quei tempi si pensava che 153 fossero tutti i tipi di pesce esistenti. Pietro tira una rete piena di ogni genere di pesci. Eppure la rete, dice l’Evangelista, non si spezza.

Ricordo una ragazza, che ora è in cielo, che mi chiedeva: “Posso fare la Comunione? Posso confessarmi se non garantisco di non peccare più?”. Mentre cercavo di capire, aggiunse: “Sono prostituta, tossicodipendente, e malata di aids. Io so che stanotte andrò a prostituirmi per avere i soldi per farmi domani mattina”. E poi continuando a fissarmi negli occhi, aggiunse: “Secondo te, posso fare la Comunione?”.

In quel momento ho pensato al volto di Gesù, a cosa le avrebbe risposto lui. E le ho detto: “Sediamoci qui, mettiamo la tua vita nelle mani di Dio, mettiamoci insieme in cammino. Non importa dove arriverai domani, facciamo insieme qualche passo ora. Domani vedremo”.

C’era posto per lei nella rete? Un suo posto lo stava cercando, lo desiderava. Perchè escluderla?

Io non so quale criterio deve essere adottato. Sogno però una Chiesa dove la diversità non diventa un ostacolo, tanto meno motivo di esclusione. Sogno la Chiesa come una rete capace di tenere insieme ogni genere di pesci, senza rompersi.