PASSO 30: LA PREGHIERA CHE CRISTO FA IN TE
30 Agosto 2026
…perchè è questa la realtà stupenda e sublime della nostra preghiera. “La preghiera che Cristo fa in te”: questo è il titolo che, a oggi, nella mia esperienza, darei ad un percorso di preghiera. E come conclusione di questo percorso dei trenta passi, lo consegno a ciascuno di voi.
Il percorso fatto insieme in questo mese, lo avete visto, non è consistito tanto in tecniche di preghiera. Anzi, sono molti gli aspetti della preghiera che non sono riuscito a proporre. Le esperienze di preghiera da sperimentare, per crescere ed imparare a pregare con la guida dello Spirito Santo, sono moltissime, e condensare tutto in trenta giorni non è semplice.
La proposta fatta, nelle sue sfaccettature ed aspetti, consiste nel metterci in cammino per scoprire, ognuno di noi, il nostro modo personale di incontrare Dio. E scoprire il nostro modo di pregare significa arrivare a scoprire che non siamo noi a pregare, ma è Gesù che prega in noi, con il dono del suo Spirito.
Nel passo di ieri dicevamo di fare spazio a Cristo in noi. Più preghi e più ne sentirai la bellezza. Se preghi cinque minuti, vedrai che diventeranno dieci. Se preghi con autenticità, vedrai come tutta la tua vita ne rimane coinvolta. Perchè capita quello che capita nella vita di tutti i giorni. E cioè, che quando viviamo una relazione significativa e profonda, questa relazione ci tocca e ci cambia dentro. Questo accade con le persone con cui siamo in relazione, nel bene e anche nel male. Questo accade pienamente con Dio: quando viviamo una relazione vera ed autentica con lui, la nostra vita ne rimane toccata e trasformata.
Quello che accade è questo: più preghi e più ti rendi conto che Gesù non è al di fuori di te, ma dentro di te. Che non sei tu a pregare, ma che il nostro balbettio di preghiera si fa vero e profondo quando attinge alla realtà autentica della preghiera: la preghiera di Cristo. Quella preghiera che identifica Gesù Risorto, e che viene partecipata ad ogni uomo che apre a lui il suo cuore.
Contemplare Gesù che prega non significa fermarsi a contemplare come Gesù abbia pregato duemila anni fa, ma significa cogliere che in ogni istante, cioè in questo istante presente, il Cristo continua ad essere intercessore per noi. Guardare Gesù in preghiera duemila anni fa, guardare a Gesù ancora oggi in preghiera, significa vivere la nostra preghiera rendendoci conto che noi non potremmo chiamare Dio con il nome di Padre se non ci fosse Cristo in noi che lo chiama Padre.
Gesù continua ad essere preghiera in ogni momento. Non è propriamente corretto dire che egli “continua” a pregare. E’ più corretto dire che egli “è” preghiera. E chiede a ciascuno di lasciarsi unire a questa preghiera. Quando tu guardi alla preghiera di Gesù come uomo, e poi guardi alla preghiera che Gesù sta facendo ancora in quest’istante, ti rendi conto che Gesù è continua, perenne, eterna offerta al Padre. In ogni istante della tua vita tu vivi in contatto con l’istante presente di Dio, che è l’istante eterno di Dio, dove Gesù è preghiera e vita eterna. Per te guardare alla preghiera di Gesù non vuol dire soltanto guardare alla preghiera di Gesù come uomo, ma guardare all’umanità di Gesù che è stata assunta dal Verbo e che in questo momento, in ogni istante, è eternità. In questa eternità egli è presenza di Dio, è continua offerta al Padre.
Pregare, allora, vuol dire innanzitutto lasciarti unire a Gesù che ti vuole portare nella sua preghiera. Gesù ha assunto la sua umanità nella sua preghiera, e in questa umanità che lui assume ti chiede di lasciare unire la tua umanità, chiede che tu possa pregare in questa maniera.
Cioè, non sei tu che stai pregando, ma è Gesù che ti unisce alla sua preghiera unica, infinita ed eterna.
Quando comprendiamo questo, allora comprendiamo meglio che cosa sia il “memoriale”, il sacrificio della Croce, l’Eucarestia. Ogni volta che celebriamo la Messa, Gesù non ripete il suo sacrificio; Gesù si è offerto una volta per tutte. Siamo noi che celebrando il memoriale rendiamo presente il mistero di Cristo che rimane eterno, e ci rendiamo presenti a questo stato di offerta che in Cristo rimane unico e perpetuo. Quando partecipi alla Messa, Gesù si sta rendendo presente per te. E ti sta rendendo presente a Se stesso, mentre sta pregando per te, mentre sta ancora donando la sua vita per te.
Entrare in una Chiesa e pregare davanti all’Eucarestia, fare Adorazione Eucaristica, significa semplicemente sostare davanti ad un segno? L’Eucarestia è la presenza reale di Gesù Risorto. Guardare all’Ostia consacrata esposta non vuol dire guardare ad una realtà fissa, statica. Vuol dire che lì è presente e vivo il Cristo, c’è il mistero di Dio che continua ad essere offerta per noi. Noi siamo chiamati ad offrire la nostra vita, la nostra umanità e dire: Signore mi lascio unire alla tua preghiera, mi lascio unire al tuo istante presente nel mio istante presente. In questo mio istante, nella mia umanità, mi lascio unire all’eternità di Dio, vengo rapito fuori dal tempo, vengo preso e la mia preghiera diventa offerta in unione a Cristo. Gesù ci ha amati e ci ama con quel cuore, con quel pezzo di pane che è sua presenza reale, che è dono concreto ed attuale per noi. E con questo suo cuore ci rende capaci di amare con il suo sguardo, con la sua misericordia, con il suo dono.
C’è un canto che ha queste parole: “Nella tua Messa la nostra Messa, nella tua vita la nostra vita”. Questo canto è uno dei più belli. Perché? Perché noi al momento dell’offertorio diciamo semplicemente al Signore che ci lasciamo unire a lui, alla sua preghiera. Alla sua preghiera che non è una preghiera fatta nel tempo, ma che è una preghiera di istante eterno presente, alla quale noi, nella nostra dimensione spazio-temporale, ci lasciamo associare.
Allora forse comprendi di più perché tutto il cammino di preghiera in realtà non è soltanto il tuo camminare nella preghiera, ma consiste nella preghiera che Cristo fa in te. Perché non sei più tu che preghi. San Paolo scrive ai Galati (Gal. 2,20): “Non sono più io che vivo ma è Cristo che vive in me”. Quello che si vive misteriosamente nella piccola quotidianità diventa vero in modo eminente nell’esperienza del pregare. Metterti in cammino significa non ridurre la preghiera alla nostra torre di Babele, al nostro voler scalare la montagna per arrivare a Dio, ma renderti conto che, se in quel momento stai pregando, è lo Spirito Santo che ti sta facendo pregare.
Concludiamo quindi questo mese di percorso, ritornando al primo passo: “trova il tempo”. Per cogliere che in realtà il tempo che trovi non è il tempo di pregare, ma è il tuo renderti presente al tempo eterno di Dio. Pregare è lasciarsi unire alla preghiera unica, infinita, eterna di Gesù, che è preghiera vivente per ciascuno di noi. Pregare è partecipare dell’Amore che, in modo profondissimo e costitutivo, unisce il Padre e il Figlio; è lasciare che lo Spirito Santo sussurri in noi il suo “Abbà, Papà”.
Riporto qui alcune righe tratte da Eloj Leclerc, “La sapienza di un povero” dove Santa Chiara, rispondendo a Francesco, descrive proprio con la categoria del tempo come avviene il contatto e l’unione dell’uomo con Dio: “Dio non partecipa i nostri timori né la nostra fierezza, né la nostra impazienza. Egli sa aspettare, come Dio solo sa aspettare. Come sa farlo soltanto un padre infinitamente buono. Egli è longamine e misericordioso. Nutre sempre qualche speranza, fino alla fine. Dio, che non considera le apparenze esteriori, sa di poter trasformare col tempo della sua misericordia il cuore stesso degli uomini. C’è un tempo per tutti gli esseri. Ma questo tempo non è uguale per tutti. Il tempo delle cose non è il tempo degli animali, e quello degli animali non è il tempo degli umani. E al di sopra di tutto, e ben diverso da tutto, c’è il tempo di Dio che tutti li riassume e li supera. Il cuore di Dio non batte secondo il ritmo del cuore nostro. Il suo moto è quello della sua misericordia, che si tramanda nel tempo e non invecchia mai. E’ molto difficile per noi accedere a questo tempo divino. Eppure là, là soltanto noi troviamo la nostra pace”.
Suor Elisabetta della Trinità (santa monaca carmelitana) propone proprio questa realtà profondamente spirituale, descrivendola come “inabitazione della Trinità” nel cuore del credente. Dio è in te, se tu lo vuoi. E crescere nella vita spirituale significa fare sempre più spazio a Dio dentro di noi, fino – dice san Paolo – alla pienezza. Quanto è diversa, radicalmente diversa, la fede! Spesso concepiamo la fede come ad un insieme di doveri, di obblighi, di impegni. Quando invece vivi la fede come relazione con un Dio che ti ama, ci sono anche impegni e doveri, sì. Ma prima di tutto c’è lo splendore e la gioia intima di sentirsi in relazione con un Dio che è Amore.
Fai spazio a Dio dentro di te, fai spazio a Gesù dentro il tuo cuore. Lui è già dentro di te, e ti chiede di diventarne consapevole. Quella consapevolezza che Gesù ha descritto durante l’Ultima Cena con i discepoli, quando ha detto: “Non vi chiamo più servi, perchè il servo non sa quello che fa il suo padrone. Ma vi ho chiamati amici, perchè tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi” (Gv. 15,15).
Pregare è tutto questo. Pregare è abbandonarsi a Cristo che prega in noi e che chiede a ciascuno: Lasciati associare alla mia preghiera, lascia che possa pregare io dentro di te.
Grazie per questo tratto di strada condiviso. Buon cammino!
Don Valentino Porcile, da Genova
