L’ATTO DI DOLORE / 1
8 Luglio 2026
Mio Dio mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perchè peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perchè ho offeso Te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propongo con il tuo santo aiuto di non offenderti mai più, e di fuggire le occasioni prossime del peccato. Signore, misericordia, perdonami.
Il titolo di questa preghiera contiene già tutto. Non sono solo parole queste, da pronunciare. Questa preghiera è un “atto”, un atto da compiere, un atto da compiere coscientemente e volutamente. E questo atto consiste in un atto di dolore. Quando pronunciamo questa preghiera non stiamo dicendo a memoria una formula. Stiamo compiendo un atto nei confronti di Dio.
In un mondo che ci insegna l’indifferenza, il guardare a se stessi, il preoccuparci di noi, questa preghiera ci insegna a dispiacerci, ci fa guardare a Dio, a Dio come Altro in relazione con noi. Una relazione in cui ci sono molte cose stupende. Una relazione in cui, come in ogni relazione, c’è qualcosa che non va, qualcosa di cui dispiacersi. Passarci sopra significa farsi del male e fare del male all’Altro.
Quando un figlio sceglie di farsi del male, di rovinare la propria vita, un genitore ne rimane colpito e addolorato. Non smette di amare, ma è dispiaciuto. Questa preghiera ci fa scoprire e tenere presente che il peccato non è mai una realtà che riguarda solo me stesso. E’ un qualcosa che tocca la mia relazione con Dio. E anzi, il peccato lo si coglie tale, proprio e soltanto nella dimensione della relazione.
Per Dio non è indifferente come vivi, come decidi edi esistere, quale vita e quale mondo vuoi costruire. Per Dio non è indifferente se vivi la tua vocazione o se sprechi i suoi doni. Tu gli stai a cuore, ed anche i tuoi gesti per lui hanno un peso, un’importanza. Sono la tua risposta al suo Amore per te.
