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QUANDO SEI A MANI VUOTE
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QUANDO SEI A MANI VUOTE

7 Luglio 2026

Quando ebbe finito di parlare, Gesù disse a Simone: “Prendi il largo e calate le reti per la pesca”. Simone rispose: “Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti”. E avendolo fatto, presero una quantità enorme di pesci e le reti si rompevano… [Lc. 5,1-11].


Questo Vangelo parla della nostra vita. Non è soltanto il racconto di una pesca miracolosa avvenuta duemila anni fa. È la storia di ogni uomo che ha faticato molto e si è trovato con le reti vuote. È la storia di chi ha cercato la felicità, l’amore, la sicurezza, il successo, e alla fine si è accorto che il cuore rimaneva ancora affamato.

Simon Pietro è un pescatore esperto. Conosce il lago, conosce il mestiere, conosce le ore migliori per pescare. Eppure il Vangelo dice: «Abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla» (Lc 5,5).

Questa è la grande esperienza dell’uomo quando cerca di costruire la propria vita contando soltanto sulle proprie forze. Lavora, lotta, progetta, accumula esperienze, ma spesso arriva un momento in cui deve confessare la sua povertà: ho faticato e le reti sono rimaste vuote.

È proprio dentro questa esperienza di fallimento che entra Cristo. Gesù sale sulla barca di Pietro senza essere invitato. Come tante volte entra nella nostra storia senza che ce ne accorgiamo. Entra nelle nostre delusioni, nelle nostre paure, nelle nostre ferite, nelle nostre notti.

Il Signore non aspetta che Pietro abbia successo. Lo incontra nel momento della sua impotenza. Questo è il modo di agire di Dio. Quando l’uomo è pieno di sé non sente il bisogno della salvezza. Quando invece scopre la propria fragilità può finalmente accogliere la grazia.

Troppe volte ci presentiamo a Dio come bravi bambini, ostentando la nostra vita solo in ciò che va. Fatichiamo a credere che Dio ci voglia incontrare nella debolezza. Ed è invece lì, anche lì, che siamo chiamati ad accogliere la sua Grazia.

Gesù dice a Simone: «Prendi il largo e gettate le vostre reti per la pesca» (Lc 5,4). È una parola che sembra assurda. Pietro sa benissimo che non è il momento giusto per pescare. Tutta la sua esperienza gli dice che non servirà a nulla. Eppure risponde: «Sulla tua parola getterò le reti» (Lc 5,5).

Qui si trova il cuore della fede. La fede non consiste nel capire tutto. La fede consiste nel fidarsi della parola di Cristo anche quando sembra contraddire la nostra logica. Pietro obbedisce non perché comprende, ma perché si fida.

Quante volte il Signore ci invita a fare qualcosa che appare impossibile: perdonare chi ci ha ferito, amare chi ci è nemico, ricominciare dopo una caduta, sperare quando tutto sembra perduto. La fede nasce proprio lì, quando scegliamo di appoggiarci sulla sua parola invece che sulle nostre sicurezze.

Aver fede in Gesù significa sapere che quando le tue mani le ritrovi vuote, la tua impotenza è il luogo dove Cristo vuole e può manifestarsi. Quando l’uomo accetta il limite della sua creaturalità, lì Dio può intervenire e farsi presente con la potenza della sua Grazia.