L’ATTO DI DOLORE / 2
8 Luglio 2026
Mio Dio mi pento e mi dolgo.
La preghiera inizia con queste due parole: “Mio Dio”. Due parole stupende che richiamano molti passi della Scrittura. Richiamano soprattutto le parole di Tommaso, otto giorni dopo Pasqua. Lui che non aveva creduto, che soffriva e che faceva fatica a ritrovare fiducia, quando incontra Gesù Risorto gli dice: “Mio Signore e mio Dio” (Gv. 20,28).
Siamo cristiani quando Dio smette di essere solo Dio, e diventa il “mio” Dio. Il Dio che fa parte della mia vita, delle scelte, della quotidianità. Quando Dio diventa il Dio dell’alleanza, della relazione con il popolo e con ogni uomo che vuole credere.
Peccare significa rendere meno “mio” quel Dio con cui l’uomo vive la relazione di credente. Il peccato è una scelta per la quale Dio viene messo da parte, perchè si sceglie altro, il proprio egoismo, il proprio interesse, il volersi far esistere non nella direzione di Dio. Anche i peccati veniali, seppur veniali, sono comunque gesti o scelte che offuscano questo senso di appartenenza reciproca che caratterizza l’esperienza di fede.
Questa preghiera inizia da qui: ci fa vivere un atto di dolore con Dio, iniziando da parole di fiducia e di speranza, da parole che vogliono ribadire l’intenzione di fondo. Si torna a Dio perchè si desidera che Lui sia il “mio” Dio, il Signore della mia vita, la luce che orienta i passi.
